Artemisia Gentileschi

di libridiale

Artemisia Gentileschi era una pittrice romana del ‘600, figlia di un noto pittore, Orazio, che le aveva insegnato l’arte della pittura, avendo notato l’amore della figlia per i quadri.

Col tempo, la figlia superò le capacità artistiche del padre.

Donna molto intelligente, si rese conto che per avere un proprio spazio per esprimersi con i pennelli, doveva andare a Firenze.

Qui conobbe Caravaggio e rimase “fulminata” dal suo stile.

Forse anche mossa da una rabbia che covava in lei da tempo, dovuta ad uno stupro subito a Roma, dipinse con estremo rancore “Giuditta e Oloferne”, a mio parere il suo quadro migliore. Infatti l’hanno scelto come locandina della mostra.

In esso si vede tutta la forza di Giuditta mentre uccide, aiutata da una serva, Oloferne: Lo uccide con uno spadone che gli trancia il collo e Artemisia è capace di far risaltare quello che più le piace: per esempio il vestito di Giuditta di un blu elettrico molto vistoso, oppure il lenzuolo del letto, dove avviene l’omicidio, con tutte le pieghe e il sangue di Oloferne che lo imbeve.

Non c’è solo questo quadro, ma tanti altri molto belli che danno la giusta dimensione ad una pittrice dimenticata per tanto tempo ingiustamente.

A mio parere due quadri sono molto rappresentativi dell’arte di questa “poderosa” donna: “La Madonna che allatta il Bambino” (Artemisia ha scelto la sua vicina di casa col bambino e devo ammettere che preferisco questo quadro così autentico, rispetto a quello classico con lo stesso titolo). L’altro è “Giuditta con la sua ancella”. Rappresenta il m omento successivo all’omicidio di Oloferne, ma l’attenzione dello spettatore viene richiamata non dal cesto con la testa del nemico, ma dalla posizione dello spadone sulla spalla di Giuditta che sembra buttato lì a caso, quasi non fosse successo un delitto.

Con l’andar del tempo, la pittura di Artemisia si ingentilisce e si adegua forse al mercato, perché lei fu anche la manager di sé stessa per poter sopravvivere della sua arte in un tempo in cui alle donne era vietata la pittura. Infatti, per lei, si inventò il termine di “pittoressa”.

 M.Alessandra 1/3/2012

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