COSE CHE NESSUNO SA recensione del libro di Alessandro D’Avenia

Quando un libro ti affascina e riesce a farti dimenticare anche dove sei, vorresti che non finisse  mai.

Così è stato questo libro per me. Le mie giornate si sono fatte più noiose dopo aver finito di leggerlo.

D’Avenia “tradisce” in tante espressioni il fatto di essere un insegnante di Lettere Classiche in un Liceo.

Ci sono due protagonisti principali: una figlia, Margherita ed un padre molto assente fisicamente, ma molto presente nei pensieri e nelle giornate di Margherita.

All’inizio, quando lei ha appena iniziato il ginnasio, il padre è molto presente, affettuoso e molto colto per cui le spiega il significato etimologico delle parole e, soprattutto del suo nome.

 

Margherita vuol dire “perla” e l’immagine della perla è costante nel libro.

La perla è un prodotto di un “invasore” che ha violato la conchiglia e quest’ultima per difendersi produce una specie di “costruzione” intorno all’invasore, creando, appunto, a poco a poco la perla. Sempre bella perché vera, magari un po’ irregolare, ma preziosa.

 

Quest’immagine di invasore e di difesa e di bellezza finale è il “refrain” intorno al quale gira tutto il romanzo.

La ragazzina, essendo adolescente, e quindi indifesa e debole, reagisce molto male all’improvvisa scomparsa da casa di suo padre che era il suo riferimento maschile.

Fortunatamente, trova nel professore di latino e greco, una persona che la fa “vivere”, se non altro per le sue molto coinvolgenti lezioni.

Inoltre, lei si rivela una brava alunna poiché preparata dal padre fin dall’infanzia.

 

E’ un libro pieno di contraddizioni: sogni, incubi; speranze, disperazione; poesia, realtà.

Ma la caratteristica principale dello stile di D’Avenia è la poesia in prosa. Sa descrivere degli stati d’animo, dei paesaggi, dei sentimenti come se scrivesse continuamente delle poesie.

 

E’ la vita descritta da una persona che sa com’è la vita e ce la presenta in maniera ardita, interessante, leggera; improvvisamente diventa pesante, noiosa o addirittura difficile da affrontare come è il trascorrere del tempo per ogni persona.

 

D’Avenia ha delle espressioni che combinano benissimo con le mie poesie (quasi come se le avesse lette!) e mi ritrovo agitata come Margherita e rilassata come Giulio, anche se Giulio ha un guscio tranquillo e un animo profondamente turbato perché è stato abbandonato dai suoi genitori appena nato. Tutti e due vorrebbero ritrovare chi hanno perduto, ma non sempre è possibile.

Margherita vuole rivedere il padre e chiedergli perché se n’è andato.

Trova nel compagno e amico Giulio la persona più adatta per ascoltare non solo le sue esigenze, ma anche saper “vedere” dentro di lei.

 

Così si incontrano due anime che si possono comprendere e che si possono amare, ma non tutto è così facile come sembra.

L’anima di Margherita si integra con quella di Giulio e, nonostante avvenimenti violenti e un incidente stradale, niente può ormai separare queste due belle anime.

 

P.S. Qualunque cosa scriva su questo libro sarebbe, comunque, riduttivo. E’ troppo bello, molto ben scritto e l’autore non poteva fare di meglio.

 

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